04 set 2014

InterARTive special issue #65 "Clture+Urban Space" intervista a omino71 e Mr.Klevra



(versione originale - in spagnolo):

http://cultureurbanspace.interartive.org/street-art-omino71-mrklevra-marisa-gomez/

(versione tradotta in italiano):

Intervista Omino71-Mr.Klevra

Vorrei cominciare chiedendovi se vi sentite a vostro agio con l’etichetta di Street Artist che generalmente vi viene attribuita.

Mr.Klevra: sinceramente mi sento onorato di essere annoverato tra gli StreetArtist.
Purtroppo mi spiace molto sentire sempre più spesso questo appellativo per identificare artisti che non sono mai stati Streetartist ma solo perché è di moda, c'è ancora molta confusione su cosa sia veramente la StreetArt.

omino71: quando realizzo le mie installazioni per strada sono uno streetartista, non ci sono dubbi, però se si tratta solo di una etichetta preferisco guardare in alto e fare come Brian Eno, definendomi un “nonstreetartista” anche se non ho ancora capito cosa significa.

Come è iniziata la vostra relazione con la Street Art e cosa significa per voi questo mezzo di espressione?

omino71:  è una esperienza che vivo per tentativi, quindi non so quando è iniziata per davvero. Al momento la mia street art è “attaccare” le città con dei poster dipinti a mano su carta velina in esemplari unici, quindi volutamente limitata all’atto dell’installazione, ma non è stato sempre così e probabilmente cambierà ancora in futuro. Alla base di tutto c’è la volontà di un atto libertario, l’assenza di mediazioni tra l’opera e il pubblico, il gusto per la lettura del territorio e per la contestualizzazione del gesto, ma soprattutto l’invito all’errare, inteso sia come il vagare senza meta, il girovagare attraversando paesaggi urbani sconosciuti per chi vive la città solo nei sensi di marcia utilitaristici (casa-lavoro-casa), che lo sbagliare perseverando per tentativi di vivere, giocare e sperimentare comportamenti alternativi a quelli routinari.

Mr.Klevra: nasce per gioco incontrando una sera Un certo Omino71 che mi fa "dovresti fare qualche poster," ed io nella mia testa mi dicevo, ma perchè devo spendere soldi e tempo per fare dei poster ??? da quel primo poster sono passati moltissimi anni e non smetto più! quindi se volete trovare un colpevole è Omino71.
Per me la StreetArt è un processo creativo che parte da un idea da un sopraluogo da una visione di un opera in quel posto con quella luce e che mi porta a chiudermi per ore a creare ciò che poi regalerò alle persone per strada.
Fare Streetart per me è Libertà Felicità un processo di continua ricerca nel  rincorrere il profondo senso della Bellezza. “La bellezza salverà il mondo” afferma il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevsk questa frase ultimamente risuona forte nella mia testa, viviamo in un periodo storico pazzesco in cui l'Uomo è superficiale scontato e banale, e osservando i canoni meramente "estetici" che vanno per la maggiore, credo che il rischio di essere fagocitati dal Brutto e Triste sia Serio e concreto. Per questo ho deciso di intraprendere la strada della Streetart, creare arte Bella per esprimere questo mio disagio e accusa ! Liberamente e gratuitamente regalo all'osservatore, l'uomo comune fa sempre gli stessi percorsi per arrivare in ufficio o a casa o in palestra ottimizzando al massimo tempo e risorse, è abitudinario, le mie opere appaiono improvvisamente nel suo tragitto e spezzano la monotonia anche se per pochi secondi, sperando di far "perdere" secondi o minuti preziosi all'osservatore distratto, se poi nasce una curiosità un pensiero un movimento interno spinto dalla curiosità, raggiungo il mio scopo.

Potete parlarci del vostro lavoro? In particolare mi interessa la vostra iconografia. Nel caso di omino71 sono supereroi, cartoni animati, bambini… Nel caso di Mr.Klevra predominano i santi. Da dove vengono? Perché vi interessate a questi temi e soprattutto, c’è qualcosa dietro? La Street Art è normalmente associata a uno spirito critico che si mescola con la cultura popolare. C’è qualche tipo di rivendicazione política, sociale, culturale, ecc. nel vostro lavoro?

Mr.Klevra: per quanto riguarda i miei lavori ho deciso di utilizzare il linguaggio dell'iconografia bizantina, le mie creazioni non nascono solo come opere fine a se stesso, per far vedere il mio livello tecnico, se così facessi avrei smesso di dipingere molti anni fa.
Le mie icone sono molto elaborate e se l'osservatore le studia approfonditamente può trovare particolari nascosti o citazioni, spesso infatti mi piace che la ricerca sia complessa e difficoltosa, alla fine da più gusto trovare la risposta, trovo banale scrivere una frase ben leggibile, al contrario le mie sono sempre incastrate all'interno di un complesso incastro di forme calligraficihe.
Come dicevo prima il mio spirito critico c'è ed è molto radicato nelle mie opere, sono l'unico streetartist al mondo a dipingere icone bizantine, questo naturalmente può far storcere il naso a chi si ferma alla mera immagine sacra, il mio obbiettivo è portare un messaggio e credo che le icone siano lo strumento perfetto ( per me ), se si indaga sull'iconografia infatti si scopre che serviva per spiegare passi della Bibbia in una sola immagine, sintesi e bellezza in pochissimo spazio. Ho deciso quindi di portare l'iconografia alla gente della strada, e quindi sfruttando lo scopo iniziale per cui nacquero. Le mie rivendicazioni sono la mia stessa vita dietro le mie opere c'è tutto me stesso, la mia fede la mia perdita di fiducia nella politica i miei studi da ingegnere la musica che ascolto durante il giorno, tutto traspare nelle mie opere.

omino71: supereroi, giocattoli, bambini e santi (quindi mi dispiace per Mr.Klevra ma non è l’unico street artista al mondo a dipingere icone bizantine, siamo almeno in due), realizzati con i tratti netti e i colori saturi tipici del linguaggio universale del fumetto, che è fonte di ispirazione, immaginario di riferimento, linguaggio ed estetica. Ho imparato prima a disegnare e poi a leggere con i fumetti e me li sono portati appresso quando ho deciso di esprimere quello che avevo dentro con i pennelli e le bombolette in un processo creativo che è molto simile a quello del “mash up” videomusicale, ricco di voli pindarici, riferimenti e rimandi alle culture underground degli ultimi trent’anni, che tende a un “horror vacui” in cui non c’è sempre e solo un messaggio - immediato o cifrato che sia - o una sola lettura, ma questa è una considerazione che vale per tutta la mia produzione a prescindere dal fatto che siano opere di street art.
Lo spirito critico della street art è invece connaturato nella street art stessa, che di per sé è una rivendicazione sociale, un atto libertario, una riappropriazione dello spazio, un esercizio ludico che può coinvolgere chiunque avverta il bisogno di esprimere la sua creatività, senza il bisogno di titoli, legittimazioni accademiche o mediazioni culturali.


Parliamo del vostro lavoro insieme. Collaborate da molto? Come è nata la vostra collaborazione e come siete arrivati a quel punto comune rappresentato dall’iconografia religiosa e dai santi visti come supereroi? Mi sembra che oltretutto leghiate questo tipo di lavori con la cultura propria del luogo dove si fa…

Mr.Klevra: Diciamo che il nostro lavoro insieme nasce come dicevo prima quasi per gioco, incontro omino71 durante una "mostra" e da lì inizia il tutto.
Praticamente mi ha stimolato lui a intraprendere la strada della StreetArt, io ancora non mi sentivo ne pronto ne particolarmente attratto da quel mondo.
Per quanto riguarda me le mie Icone vengono dopo un percorso lungo e complesso in cui ho toccato ogni tipo di stile artistico per poi approdare a quello che io reputo sia la sintesi massima di tutto il mio background. L'iconografia in stile bizantino oggi mi rappresenta a pieno.
Credo che abbiamo legato così facilmente perché i nostri stili e background culturali sono così diversi che si completano bene insieme, lasciando ben marcata comunque i nostri stili.

omino71: l’associazione tra santi e supereroi è una cosa che contraddistingue più la mia produzione che quella di Mr.Klevra, che in questo è molto più ortodosso preferendo una rappresentazione fedele ai canoni dell’iconografia bizantina soprattutto a quella della scuola russa, mentre io da un punto di vista stilistico preferisco ispirarmi a cose “minori” come la miniatura bizantina o più spontanee come l’iconografia arabo-bizantina, tipo la scuola di Aleppo, che meglio si adattano alle miei rielaborazioni di stampo fumettistico (bidimensionalità, colori saturi, tratti netti). Come diceva Mr.Klevra, la nostra collaborazione si basa sulla diversità e infatti io non attribuisco un valore religioso a quello che faccio, a me interessa più l’aspetto POPolare e se vogliamo folkloristico di quell’arte che preferisco definire “sacra” (e non “religiosa”), quindi dal mio punto di vista non c’è molta differenza tra gli olimpi, gli angeli, i santi o i supereroi. Nonostante queste distanze siamo riusciti insieme a portare la nostra iconografia per strada, iniziando dalla nostra città, Roma, universalmente riconosciuta come la capitale del cristianesimo (che ci piaccia o no). Nello specifico i nostri interventi partono sempre da progetti legati alle storie, alle tradizioni e alla toponomastica delle strade, perché pensiamo che la street art debba essere innanzitutto un esercizio di contestualizzazione e anche per questo ho cominciato a lavorare a Barcellona partendo dal Romanico Catalano, mentre Mr.Klevra parallelamente si è dedicato alla figura di San Giorgio e anche in questo caso, partendo da presupposti e idee diverse, stiamo convergendo verso un progetto comune.

Oltre al lavoro per strada, nei luoghi pubblici, realizzate anche tele, sculture e ogni tipo di formato esponibile e vendibile. Che tipo di pubblico richiede queste opere? Che accoglienza avete avuto in generale in gallerie d’arte e musei?

omino71: non è che una cosa esclude l’altra, anzi è proprio il primo confronto con il supporto tradizionale che mi ha portato prima a preferire superfici più “plastiche”, oggetti che hanno una dimensione pre-definita, una identità che prescinde dal mio intervento e che mi costringe a interagire con le trame e le resistenze della materia (dischi, tavole da skate, giocattoli, oggetti riciclati, supporti non convenzionali) e poi a sperimentare le installazioni di strada, senza per questo rinunciare ad esprimermi dovunque e comunque e quindi tornare al confronto con lo spazio potenzialmente in(de)finito del foglio bianco o della tela (con il quale ho imparato a relazionarmi proprio dopo l’esperienza di strada). Non è neanche detto che esista un target di pubblico per queste realizzazioni, perché ho esposto e continuo a farlo tanto nei centri sociali autogestiti, quanto nelle gallerie private, nei musei pubblici e in altri spazi più o meno preposti alle esposizioni, sia in Italia che all’estero e ognuno di questi posti ha un pubblico potenzialmente diverso.

Mr.Klevra: amo utilizzare ogni tipo di superficie specie quelle non convenzionali o "inadatte" per divenire un opera d'arte, i collezionisti di solito si affezionano a questo mio modo di creare arte dal nulla e bizzarre, basta pensare a una reinterpretazione di una pala d'altare costruita utilizzando tavole da skate.
Le gallerie e i Musei invece giustamente avendo necessità di spazi e di mercato pretendono che noi artisti rispettiamo le loro direttive, ma sono sincero che spesso mi limitano un po' troppo e quindi faccio di testa mia.

Questo tipo di lavoro “non urbano” non è una specie di contraddizione con l’essenza della Street Art?

omino71: uno streetartista è innanzitutto un artista che in quanto tale deve trovare ogni spazio disponibile per esprimersi, creare, fare ed essere arte appunto. La street art poi non è un genere, non è una scuola, ogni streetartista può essere diverso dall’altro e seguire uno stile, una estetica, un linguaggio che può essere ricondotto a questo o a quel movimento artistico, quindi se vuoi trovare una contraddizione cercala nelle fantomatiche “gallerie di street art”, che per definizione non hanno senso.
In ogni angolo del mondo, gli streetartisti non hanno aspettato gli “operatore del settore” per esporre, anzi ovunque sono nate occasioni espositive, più o meno curate e autoprodotte dagli stessi artisti, per questo i centri sociali autogestiti o i club sono state delle ottime palestre, prima ancora delle gallerie professionali e degli spazi museali (che nel mio caso, per assurdo, si sono mosse per prima).
C’è poi un equivoco di fondo da sfatare sul rapporto tra arte e denaro: non è scontato che le opere “non di strada” siano necessariamente destinate alla vendita (pensa a una installazione “site specific” per uno spazio museale o a una esposizione fatta in uno spazio sociale autogestito), mentre quelle di strada possono essere sfruttate in tanti modi diversi per fare cassa (pubblicazioni, dvd, magliette, pubblicità, etc).
Per contro la contraddizione la puoi trovare anche nei lavori urbani, basta vedere il fiorire di festival e di lavori murali su commissione, anche per questo bisognerebbe sempre distinguere tra gli atti libertari (la street art) e gli interventi urbani partoriti da una mediazione (la public art) che nella sua essenza non differisce di molto da un lavoro “non urbano” se inteso come una opera realizzata per una esposizione curata dal gallerista di turno (e a scanso di equivoci mi trovo a mio agio tanto a fare street art, quanto a fare public art o a esporre in galleria, soprattutto perché di mio faccio anche un lavoro che non ha niente a che fare con l’arte e quindi non vedo un grande compromesso nell’idea, o meglio nel sogno, di poter vivere facendo solo arte).

Mr.Klevra: assolutamente no anche io devo pagare bollette, affitto di casa e dello studio e i materiali, le opere in galleria rappresentano lavori da galleria fatti per la galleria ma utilizzando la stessa meticolosità che utilizzo per fare un opera per strada.

È diverso l’approccio ai lavori nel caso che siano realizzati per un luogo pubblico oppure che vengano realizzati su tela? Cosa presupone una cosa o l’altra?

Mr.Klevra: di solito approccio a una tela nello stesso modo con cui approccio a una parete per strada o a un poster da attaccare per strada, quello che cambia per me è solo il supporto e le dimensioni, per il resto applico la medesima cura nei dettagli sia sulla tela che nelle opere che staranno per strada.

omino71: vorrei rispondere che sono approcci completamente diversi, ma direi una bugia, perché come accennato ho imparato a relazionarmi con lo spazio in(de)finito della tela proprio grazie all’esperienza della street art, nel senso che è stato l’esercizio della contestualizzazione sviluppato con l’intervento per strada che mi ha portato a sviluppare delle opere per interni pensandole sempre nell’ambito di progetti più complessi che prendono in considerazione il contesto in cui vengono sviluppati, che sia una galleria, uno spazio museale, uno spazio pubblico. Però devo ammettere che questa risposta sconta il fatto che finora ho sempre avuto il controllo sostanziale di quello che faccio, cioè sono spesso anche l’autore e il curatore dei progetti espositivi a cui partecipo, quindi è mancata di fatto quella “mediazione” che forse potrebbe determinare la vera differenza nell’approccio tra i due tipi di lavoro. Questa riflessione è ancora più vera quando ricevo una commissione diretta da un collezionista, in quanto spesso mi viene chiesto di replicare su tela un soggetto urbano visto per strada, in questo caso viene meno ogni tentativo di contestualizzazione, all’inizio ho provato a visionare gli spazi privati dove sarebbero state collocate le opere, ma è stato un esercizio vano, perché mancava il progetto, se vogliamo la poesia dell’intervento, quindi forse solo in questo caso il mio approccio è diverso e la realizzazione è finalizzata esclusivamente a fare cassa per finanziare i miei progetti.

Ritenete di avere qualche tipo di responsabilità al momento di lavorare in uno spazio pubblico, inteso come spazio di tutti? Credete che la Street Art abbia una funzione sociale? Che possa davvero influire su come le persone si relazionano con il proprio ambiente? o si trata solo di un altro messaggio visivo nel cumulo di informazioni che riceviamo?

Mr.Klevra: prima dipingevo sempre e solo per me stesso cercando di soddisfare la mia fame di dipingere per strada, con il tempo e la maturità nelle mie opere ho voluto sintetizzare la frase "La bellezza salverà il mondo" affermata  dal principe Miškin nell'Idiota di Dostoevskij, le mie opere sono semplici non vogliono essere violenza per gli occhi ma una Bella sorpresa girando il solito angolo della solita strada che si percorre ogni giorno.

omino71: credo di aver già risposto identificando nella street art una pratica di contestualizzazione: sono convinto infatti che la comprensione del cotesto urbano e quindi dello spazio e delle persone che lo vivono, abbia la stessa importanza del soggetto, del  concetto e del gesto, perché una installazione di street art è valida solo se riesce a confrontarsi con il sistema in cui si colloca, quindi lo streetartista deve in qualche  modo interessarsi anche agli aspetti urbanistici, sociologici e comunicativi e non solo a quelli prettamente artistici della sua azione. Ovviamente non è una cosa scontata, non sempre si riesce a raggiungere un equilibrio, che spesso neanche viene ricercato, soprattutto quando ci si  limita a un esercizio di mera invasione dello spazio, con  logiche molto simili a quelle della propaganda pubblicitaria o elettorale, dove l’obiettivo principe è occupare      ogni angolo disponibile pur di avere maggior visibilità e controllo del territorio, dove     le installazioni            vanno  bene dappertutto e quindi da nessuna parte.

Sembra che negli ultimi anni, attraverso figure super-mediatiche come Banksy, la Street art sia stata rivalutata. Sembra che si sia liberata dall’immagine di vandalismo, ha richiamato l’attenzione delle istituzioni artistiche… Siete d’accordo? Avete notato questo cambio? Ha influito nella vostra maniera di lavorare? Sono cambiate le proposte che ricevete o il vostro riconoscimento come artisti?

omino71: le figure come Banksy sono il male minore, finché si parlava dei suoi interventi si comprendeva ancora lo spirito tendenzialmente “libertario” della street art, anche se poi l’interesse generale ricadeva sulle quotazioni delle case d’asta. Oggi invece assisto a una vera e propria banalizzazione di quella che è diventata solo una etichetta usata dai media mainstream per presentare giganteschi interventi murali che non hanno niente a che fare con la street art, come ho avuto già modo di chiarire qualche riga sopra. In entrambe i casi è stata la percezione del potenziale valore economico a rivalutare artisticamente queste forme espressive e richiamare l’attenzione dei media e degli addetti ai lavori, il che fa pensare che a monte c’è qualcosa di sbagliato nel mondo dell’arte contemporanea. La street art sopravviverà a questo meccanismo o tutti gli streetartisti sono destinati ad essere fagocitati nel mercato dell’arte? Il tempo ci darà la risposta, ma ho già imparato tre cose: 1) non è sufficiente fare street art per entrare nel mercato dell’arte; 2) non è necessario fare o aver fatto street art per definirsi streetartista ed entrare nel mercato dell’arte; 3) chi la dura la vince.

Mr.Klevra: sarò sincero, la Streetart adesso è la gallina dalle uova d'oro, e allora facciamoci questa bella frittata di arte. Le proposte naturalmente aumentano e sta a me decidere se accettarle o no coerentemente con i miei ideali e idee.

Nonostante questo boom della Street Art esiste ancora molta tensione fra il legale e l’illegale e sono sicura che avete avuto i vostri problemi con la legge. Pensate che questo aspetto sia parte della natura della Street Art? Ossia: perderebbe il suo senso se non avesse qualcosa di proibito? Ci sono molte iniziative con muri legali, che ne pensate? Come vedete il futuro della Street Art in questo senso?

Mr.Klevra: mi limito a dare la mia esperienza, mi piace essere libero di esprimere la mia arte come e quando voglio sempre rispettando monumenti e edifici , le mie opere nascono per riqualificare e colpire con gentilezza l'osservatore, di sicuro non cerco lo scoop dell'opera enorme su un monumento, vandalizzando capolavori storici.
I muri legali e le aree sono ottimi parchi giochi per chi vuol vedere se questa vita fa per lui.... ma non per me, sarebbe come vedere una bestia in gabbia, ne apprezzi l'eleganza solo nel suo abitat, il mio è la strada.

omino71: mi ripeto, la street art è una pratica libertaria, come tale è limitante inquadrarla tra il legale e l’illegale, soprattutto se poniamo sullo stesso piano la proprietà privata o pubblica – e le regole che le disciplinano – con il concetto di “bene comune” a cui la street art tende. Senza voler affrontare un pippotto giusfilosofico-politico, credo che sia importante fare le cose con “buon senso”, il resto lo lascio alle guardie e agli azzeccagarbugli.

Avete lavorato molte volte qui a Barcellona e anche in altri contesti internazionali. Secondo la vostra percezione è molto diversa la scena qui o a Roma, in Europa o in Brasile?

omino71: più viaggio e più mi convinco che noi italiani siamo degli esterofili senza un perché. Per anni mi hanno fatto credere che fuori dai confini nazionali c’era una diversa sensibilità per i lavori urbani e invece vedo che l’unico fattore comune nel mondo è la criminalizzazione e la repressione di questo come di altri fenomeni spontanei. In linea di massima però ho verificato che a Roma c’è un atteggiamento di indifferenza nell’arte nel suo complesso: ne siamo circondati, abbiamo secoli di testimonianze attorno a noi, viviamo nel bello (se vogliamo vederlo), quindi è inevitabile che una installazione colorata di street art faccia meno effetto e venga accolta con meno entusiasmo a Roma (o a Barcellona) rispetto al nuovo mondo.

Mr.Klevra: è bello vedere realtà diverse città viversi le persone e capire quello che pensano della mia arte spesso le hanno contaminate.
Porto ancora nel cuore l'esperienza del Brasile, ho dipinto 3 opere enormi e una era la facciata di una scuola di periferia, portare la gioia e vedere questi bambini felici mentre dipingevo per loro è  stato il miglior pagamento ricevuto !
A Roma è difficile vedere tanta povertà e quindi trovarsi degli artisti che ti regalano la loro arte per abbellire la faccia della scuola è un regalo pazzesco, mi dispiace che in città come Roma tutto sia complicato e ricco di blocchi burocratici.
Questo fa si che la realtà di ogni città siano diverse, anche l'accanimento della polizia è diverso, in Brasile a Brasilia per esempio non vanno molto per il leggero, spesso si spara anche sui Writer, perchè comunque è una realtà molto Wild !

Potete raccontarci qualcosa dei vostri progetti futuri, individuali o in copia? Esposizioni, grandi interventi, progetti internazionali, …?

Mr.Klevra: principalmente questo anno e il prossimo vorrei dedicarmi più alla strada, e viaggiare per dipingere all'estero, ma di solito mi piace rimanere sempre un po' misterioso riguardo i prossimi lavori e progetti :) anche quello è un modo carino per sorprendere chi mi segue .


omino71: insieme a Mr.Klevra stiamo lavorando per la nostra prima personale a due a Barcellona per il prossimo autunno, quindi non è escluso a breve qualche intervento di street art da queste parti, magari a quattro mani. Per il resto stiamo girando l’Italia con un’altra personale a due e abbiamo un po’ di impegni tra progetti collettivi e lavori murali in Italia e in Brasile. Sul fronte street art sto proseguendo un progetto personale in un quartiere di Roma, devo arrivare a realizzare 71 installazioni che vogliono essere un tributo alla street art romana, ma sono ancora fermo a 26, quindi ho ancora molto da lavorare.